venerdì 16 maggio 2014

To Luang Prabang

To Luang Prabang
Ok dovrei raccontarvi due giornate di viaggio in barca verso LP. Ma in qualche modo vi risparmierò tanta lungaggine per due buoni motivi: anzitutto che mi sembra finora di essere stato alquanto prolisso; poi... beh questo lo scoprirete leggendo. 
Si parte in barca dunque. Il viaggio si svolge seguendo per 7 ore la corrente del fiume. Nella prima parte abbiamo a sinistra la riva laotiana e a destra quella thailandese. Poi dopo un’ansa ci addentriamo nel territorio laotiano. Tutto scorre lentamente in un barcone stracarico di persone sistemate ovunque. I sederi sono poggiati su classici sedili di Ford transit semplicemente poggiati per terra. Gli zaini sono un po’ stivati sotto coperta un po’ sopra il tetto di lamiera dove gli autoctoni si muovono con scioltezza.
Il paesaggio alterna tratti di giungla e tratti di intere colline disboscate a forza di tagli e incendi. A essere onesti spazi di questo tipo prevalgono sui primi. Interi ettari di foresta tropicale distrutti. Centinaia di ettari. Migliaia credo. Il Mekong scorre placido e limaccioso (ho sempre sognato di avere l’occasione di usare questo aggettivo) intorno a noi. Il colore dell’acqua è di un bel marroncino fanghiglia. La larghezza da queste parti sarà un 2/300 metri.

Arriviamo così a Pak Beng. La tappa intermedia dove passeremo la notte. Ad attenderci sul molo i gestori di hotel e guest house che cercano clienti. Troviamo un ottimo hotel che per 10 dollari non ha nulla da invidiare ad un nostro 3stelle. Serata a rimpinzarci di cibo e birra (concludiamo un po' allegri) in un delle tante locande del posto. Seduti di fianco a noi la solita coppietta inglese che incontriamo da tre giorni.

Secondo giorno
LEZIONE IMPORTANTE:segnatevela. Se sono in un luogo dal quale esiste un solo mezzo per venire via è buona norma non perdere quel mezzo.
Segnatevela e rispettatela. Noi non l’abbiamo fatto.
La mattina dopo ci alziamo con calma, ci laviamo con calma, facciamo colazione con calma e perdiamo il traghetto con calma. 
Enrico da tutta la colpa a me, ma voi non credetegli. Ci troviamo ad essere gli unici occidentali in un posto improvvisamente vuoto nel quale l’unica attività è quella di attendere il passaggio del prossimo barcone nel pomeriggio.
Sono la 9,40 e non sappiamo come fare. Inizia una giornata che rimarrà sospesa fino in fondo tra la comica e la tragedia. Titolo: alla caccia di Luang Prabang.
Primo tentativo: andare con il fast boat. Dicasi fast boat una piroga a motore che i laotiani usano viaggiando a razzo muniti di casco e che tutte le guide sconsigliano di prendere in quanto pericolosa. Noi nella nostra disperazione siamo disposti a provare. Perdiamo quindi mezz’ora con il tipo dei biglietti che conoscendo tre parole di inglese in tutto più a gesti che a parole ci fa capire che non possiamo permettercela. Ci chiede 1 milione e 300mila kip che tradotto in euro significa 130 euro in due. Ci chiediamo se c'è la stia vendendo o noleggiando e quindi ci ritiriamo in buon ordine. 
Viene fuori che esiste un pullman che da Pak Beng porta a Oudomxay (udomsai per gli amici). Convinciamo un tuktuk a portarci alla stazione dei pullman. Nell’ordine: il tipo di carica controvoglia dopo averci fatto attendere 10 minuti impegnato a fare nulla; si fa dare qualche kip da quella che potrebbe essere la miglia e si ferma dopo due minuti a fare rifornimento; lo racconto perché l’area di servizio consiste in una tizia con un tavolino abordo strada nel quale sono poggiati una dozzina di fiaschi da 2 litri pieni di benzina; la stazione è una tettoia di legno con due panche fiancheggiata da due solite bancarelle di cibo dove due grigle arrostiscono la stessa carne per le seguenti due ore e mezze che passiamo li. Dentro una giovane soldato in divisa perfetta ma con delle improbabili ciabatte leopardate con tacco alto ci dice di metterci comodi e attendere mezzogiorno quando partirà il pullman. Ah, giusto, il pullman. Diciamo che risparmio la descrizione. Magari non ci credereste.

A questo punto appare necessario menzionare quanto tempo abbiamo dedicato a spiegarci con l'autista sugli orari. Dovevamo essere sicuri che una volta arrivati a oudomxay avremmo trovato la coincidenza per LP. Quella testa di minchia ci rassicura e cerca di spiegarci che lui arriverà alle 15,30 e avremo tempo e comunque aspettano sempre la coincidenza prima di partire e non sia mai che si lasciano a piedi degli onorevoli turisti occidentali (l’ultima l’ho inventata ma giuro che il tono sembrava quello). 
Il viaggio è significativo. Perché dura oltre 4 ore per fare 140 km. Perché attraversiamo quello che comprendiamo essere il Laos vero. Quello che la generalità dei turisti non vede.
Un Laos fatto di palafitte in legno o in giunchi e a volte ricoperte di lamiera. Fatto di bambini che si fanno in bagno nudi nel fiume. Di donne che fanno la doccia al pozzo vestite dei loro sari. Di bancarelle poverissime che mettono in vendita i poveri generi di questa terra. Di gente che si ripara dal sole sotto la palafitta per sottrarsi alla insostenibile canicola. Di scuole pulitissime e perfettamente costruite dove ragazzini in divisa arrivano e ripartono a piedi o in bicicletta. Di boschi distrutti ovunque e con piccoli focolai di incendi ancora in corso.
Questa scena è nuova. Tre ragazzotti buttati in mezzo a un campo fanno un cenno a distanza al bus e cominciano a correre. Una volta vicini spiegano all’autista che devono prendere una roba nella casa li vicino e di attenderli. L’autista ferma il bus davanti alla fazenda dove sembrano essere entrati e poi si attende una buona decina di minuti eh ricompaiano. L’autista chiama e suona a più riprese poi visto lo scarso esito si accende una sigaretta e attende paziente. Questo il senso del tempo quaggiù mentre noi meditiamo sulla nostra coincidenza per Luang prabang.
Poi. A 16 km da Oudomxay. Quando ci sentiamo arrivati. Ci fermiamo di fianco a una baracca sulla strada. La tipa che faceva la bigliettaia scende e si spupazza a e sbaciucchia quello che sembra essere il nipote o qualcosa di simile. L’autista scende e si fuma un paio di siga. I brillanti giovanotti di prima scendono e si comprano delle cose a caso. Un passeggero salito da poco si sdraia tra i sedili e si accende una siga direttamente nel bus. Risultato: perdiamo un altro quarto d’ora.
Volete sapere come va a finire? Che arriviamo alle 4,10 e lo slancio atletico di Enrico verso la biglietteria (mentre io recuperavo i bagagli, mica che non faccio niente) serve solo a capire che il pullman per LP è partito 10 minuti prima.
Bene. Non è tutto. Perché alle 18 ce n’è un altro. Si decide di prenderlo. Dice che ci metterà 5 ore. Sono 160 km. Magari si sbagliano pensiamo. Quindi compriamo il biglietto e ci mettiamo comodi in una stazione dove ci tengono d’occhio per capire cosa cavolo stiano a fare qui questi due occidentali.
Il pullman parte alle 18 per Vientiane passando per LP: il suo viaggio sarà di 15 ore. Un pullman che appena partito, subito dopo il bivio per LP trova un mucchio di ghiaia in mezzo alla strada che costringe ad entrare in una stazione di servizio. Lui non solo ci entra, ma si ferma anche a fare il pieno. Ma vi sembra una cosa normale? Era fermo da ore.
Da questo momento inizia una sorta di autocross su percorso sterrato. Una strada di montagna che sale tanto e scende poco piena di curve e controcurve nella quale l’asfalto ha da tempo ceduto il posto ad altri materiali. Giudichiamo che gli ultimi ad asfaltarla siano stati i francesi colonizzatori e poi sia stata lasciata morire così. La questione è che si tratta della strada principale di questa parte del Paese. La strada che collega la capitale a tutto il nord e poi alla Cina e alla parte nord del Vietnam. Boh. Cmq 4 ore più tardi mentre stiamo cominciando a rallegrarci perché siamo vicini alla meta, si entra in un villaggio più grande dove il pullman si ferma. Tutti scendono. L’autista scende e ordina da mangiare mettendosi seduto al tavolo insieme ai suoi colleghi.i passeggeri scendono a comprare cose e fare cena. Non capiamo. Chiediamo all'unico passeggero rimasto a bordo. Increduli. Siamo a 40 km scarsi dalla partenza. Lo abbiamo fatti in poco meno di 4 ore. Al memorabile ritmo di poco più di 10 km orari.
Non diciamo più una sola parola. Io dormo rassegnato fino all'arrivo a LP 20 minuti dopo la mezzanotte.



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