martedì 13 maggio 2014

Chiang Mai 1

Chiang Mai
Prima di tutto un buon resoconto di viaggio chiede di essere adeguatamente georeferenziato (piace la sofisticazione linguistica?). Chiang Mai si trova nel nord della Thailandia. Alla base di quello che fino a poco tempo fa era il triangolo d'oro (ora sostengono che la coltivazione del papavero sia tutta trasferita in Afganisthan). 
Un quadrato fortificato di mura non poderose ma comunque evidenti delimita la città vecchia. Era la capitale di Lanna, un regno che fino a 400 anni fa ha unificato i territori dell'Indocina del nord con una prevalenza culturale birmanica. Fine lezione di storia.
La città è un insieme di contraddizioni piacevolmente riunite in queste genti. Orrori edilizi fianco a fianco con wat (è il nome del tempio buddista) di assoluta bellezza ed armonia. Il senso della sacralità che porta alla proibizione di calzare le scarpe nello spazio sacro per poi usarlo come parcheggio per le auto o come mercato quando arriva la domenica. Il senso di povertà austera dei monaci buddisti e il loro tirare fuori il tablet o lo smartphone a più riprese. 
Tutti elementi che colpiscono e che ti portano velocemente a non meravigliarti più di nulla. Due/tre notazioni proviamo a restituirle.
Trasporti: si usano tuktuk e da una sorta di taxi collettivo sempre di colore rosso fuoco. Il tuktuk è un mezzo diffuso in tutta l'Asia (quindi molti di voi già sanno) che consiste in una moto 125 (più o meno) con attaccato una sorta di carretto. Proprio saldato insieme. Ne viene fuori un mototriciclo coperto dall'aspetto instabile ma molto piacevole per spostarsi specialmente quando intorno ci sono 40 gradi. Per guidarlo c'è uno specifico esame di arditezza e sprezzo del pericolo nel gettarsi in mezzo agli incroci. Se non lo passi niente licenza.
Il taxi collettivo invece è un pick-up chiuso di colore rosso acceso (almeno a chiang mai) nel cui cassone sono poste due panche laterali alle quali si siedono i malcapitati clienti. 
Cibi. Alcune parole chiave: strada; variabilità; prezzo. Strada sta per cibo di. Qui in sostanza di mangia in strada (come un po' ovunque in Asia). Ma non solo nel senso pugliese del termine; cioè di un gran numero di cibi da consumare un po' al volo mentre si cammina. E qui troviamo gli spiedini di qualunque cosa (incluse le uova infilate allo spiedo... in compagnia di maiale, pollo, manzo, verdure varie, ma anche pesce e calamari e gamberi e...); troviamo dei cartoccetti fatti con offline di banano con dentro uova di quaglia, frittatine, intingoli di verdure con salse super piccanti e altre simili amenità. Ma l'altro modo di mangiare in strada è quello di sedersi in uno degli innumerevoli banchetti improvvisati dove l'imprenditore gastronomico locale con due pentoloni collegati a una bombola volante e una griglia sempre accesa prepara i piatti più tipici e semplici della cucina locale. Tre sedie pieghevoli e un tavolinetto altrettanto precario sono tutto l'arredamento. Rimangono il luogo nel quale prevalentemente mangiano i locali ed i turisti un po' più hippy o anche un po' più veri. 
La varietà è estrema ma la preferenza dei locali sembra andare alle minestre anche asciutte, e sempre abbastanza piene di noodles (se non sapete cosa siano la cosa è un po' grave e va recuperata con una veloce gita presso un qualunque ristorante asiatico). Nella minestra galleggiano pezzi vari di carne e verdure oppure pesce. Questo ne fa volendo un piatto unico equilibrato e piacevole in quanto anche molto condito.
Sui prezzi dico una sola cosa. Prima sera a cena abbiamo preso una di queste abbondanti zuppe e un grande bicchiere di caffè con ghiaccio come bevanda. Costo 1,5 euro complessivi (60 bath thailandesi, così imparate come si chiama la valuta): serve aggiungere altro?




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