Siamo alla fine di tre giornate nell'antica capitale ed è ora di socializzare un resoconto.
Tre giornate programmate con lucida razionalità e fredda determinazione. La prima dedicata al centro città; la seconda alle lunghe escursioni fuori; la terza in bici fuori dal centro.
Una premessa. Luang Prabang è uno dei posti più belli che io abbia mai visitato: incantevole.
Un'altra premessa: è un coacervo di opportunità, di sapori, di sensazioni, di sincretismi, di gusti, di livelli. Ognuno può trovarci il colore che gli piace perché li contiene tutti.
Ultima premessa: se conosci solo LP conosci però pochino del vero Laos.
Quindi. Primo giorno in giro per la città. Principalmente wat. Poi un primo rapporto con la cucina locale. Mercato. Prima dedicare in pensiero a tutte queste tre cose, collochiamo LP.
La parte centrale della città è collocata in una specie di penisola stretta tra il Mekong e il suo affluente, che qui sfocia, il Nam Khong. Moltissimo verde. La collina di Si Phan Don che domina la città e la vallata e protegge la zona centrale. Molte costruzioni in stile coloniale spesso immerse tra gli alberi.
I Wat dicevamo. Moltissimi e molto belli. Una quantità davvero enorme. Ma su questo magari potrete vedere le foto per le quali ci sarà una specifica cartella. Invece parliamo di monaci. A LP tutte le mattine succede una cosa unica. I
Monaci escono all'alba in processione per le vie della città - un po’ tutte le vie - ogni singolo giorno. I fedeli sono sul marciapiede inginocchiati o seduti. I monaci, uno alla volta in fila indiana, passano di fronte ai fedeli aprendo una sporta che hanno a tracolla e il fedele mette un po’ di cibo nella sporta. Solitamente del riso glutinoso, ma anche altro. Tutto si conclude dopo circa mezz’ora in cui all’ennesimo passaggio viene fatta una preghiera e tutti si disperdono. Bello. E significativo. Una comunità che si prende carico dei suoi monaci. Poi quando vi parlavo di contrasti, pensavo a questa scena di grande forza spirituale e all’alone di povertà dei monaci, a come si coniuga con quell'assembramento che vedevamo ogni sera nella nostra passeggiata serale, in cui gruppi di giovani monaci sono intorno a smartphone e tablet a navigare, chattare commentare. Fa un po’ ridere, no?
Cibi. Si diceva tanti livelli. Trovi l’uno vicino all’altro il panzone danaroso americano che nell’hotel di charme o nel boutique hotel, il raffinato francesino che si spara la colazione nella french bakery o nel
biblio café, il giovane australiano zainato e con compagna crucca e biondissima che mangia nel ristorante carino sotto le palme ma rigorosamente cucina asiatica ed infine lo spagnolo sfattone che mangia direttamente da asporto nel vicolo del mercato.
Segnalazione anche per il mercatino serale di LP. Tutte le sere. Prodotti locali. Bello. Molto.
Ultima roba riguarda il caldo. Una cosa così io non l'avevo mai sentita. L’effetto combinato di 38 gradi di media e una umidità altissima ti leva il fiato. Qualunque azione diventa complicata. Interessante notare come gli indigeni combattano contro il caldo. Rimedio 1. Non fare niente e se proprio devi fallo molto lentamente e se possibile all’ombra.
Rimedio 2. Ombrello. In queste contrade è molto più usato per ripararsi dal sole che dalla pioggia.
Rimedio 3. Felpa. Ebbene si, è successo spesso di vedere che mentre gli occidentali sono più nudi possibile, gli autoctoni si coprono anche con una felpa incappucciata.
Io attualmente mi dibatto contro un raffreddore super, quindi magari hanno ragione loro.



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