Partiti alle 7 in barca da Battambang è arrivati dopo 9 ore. Distrutti dal caldo e con il sedere quadrato. Ma davvero abbiamo visto una delle situazioni più straordinarie che possano capitare. Vi spiego.
Quello in barca da Battambang è proprio un servizio di trasporto locale: non si tratta di qualcuno di quei giri organizzati per turisti che abbondano da queste parti. La barca parte proprio dal centro della città e segue il corso del Sangker River verso est; poi si immette nel Tonle Sap (il grande lago al centro della Cambogia) ed infine giunge nel Siem Reap (il fiume che attraversa l’omonima città...i cambogiani non spiccano in quanto a originalità). Siamo più o meno equamente divisi tra turisti e indigeni. Quello che fa la differenza è il carico. Leggeri con uno zainetto i turisti. Carichi all’inverosimile i locali. Annoveriamo davvero di tutto. Così a caso: un motore nuovo per la barca, vari sacchi di riso, due scatoloni di olive, legname di varia foggia, un pollo vivo, sacchi di litchis, rambustan, papaya, mango, è svariate altre tipologie di frutta. Principalmente comunque cibi, ma non solo. Vabbè, del tutto ignari, immaginiamo che si tratti di cose che costoro si porteranno fino a Siem Reap per motivi che non ci riguardano.
Si parte. La prima ora procede a velocità appena sostenuta, mentre ai nostri fianchi scorrono i villaggi vicino Battambang. Poveri alloggi. Prevalentemente palafitte e baracche. Molta gente sul fiume, intenta alle più diverse attività. Farsi il bagno (l’acqua è la solita melmosa marroncina poco raccomandabile acqua di queste lande), lavarsi i denti, riparare una barca, portare qualcosa verso la sponda, pescare, (ve l’ho raccontata quella del tizio a Siem Reap che l’altra sera immerso fino al collo in quest’acqua, tirava verso la sponda dei pesci prendendoli con le mani? No?) e quant’altro.
Altre due ore scorrono in maniera più lenta. Il fiume fa continue anse, passano altre barche e bisogna rallentare e l’acqua è troppo poca. Il battello stracarico rischia costantemente di toccare il fondo. In due ore percorriamo un tratto minimo.
La quarta ora vede il fiume allargarsi un poco ma la portata rimane minima. Siamo all’inizio della stagione delle piogge. Ma finora è piovuto molto poco quindi i fiumi sono al minimo.
Oltre che allargarsi comincia ad apparire una vegetazione galleggiante che più avanti diventerà in alcuni tratti un vero e proprio tappeto verde coprente di ogni cosa.
A questo punto, come avveniva con i viaggi in corriera, ci si ferma. Si fa una lunga sosta nel corso della quale il pilota fa pranzo. La sosta avviene su una casa galleggiante nella quale è allestito una sorta di barretto di quelli che vanno per la maggiore nel
Sud est asiatico.
Si tratta di una delle prime abitazioni fluttuanti che incontriamo. Si tratta di baracche poggiate su una piattaforma galleggiante e quindi fluttuanti sul
fiume. Finora stavamo incontrando un altro tipo di dimore anfibie. Fatte con una lunga piattaforma in bambù e poi sopra due grandi "cavalletti" (per grandi intendo circa una decina di metri di lunghezza) sistemati a bilanciere che servono a calare reti per la pesca e ritirarle su senza un eccesso di fatica.
Ripartiti dalla sosta inizia il vero spettacolo. In sostanza da questo momento inizia un unico lunghissimo villaggio galleggiante che dura per circa due ore del nostro viaggio. Dimore di differenti dimensioni le une accanto alle altre sulle due rive e quando il fiume si allarga anche più file. Per dimora si intende una baracca generalmente in legno o in bambù, con il tetto spesso in lamiera: il pavimento è in assi di legno e poggia su una piattaforma galleggiante. Non una palafitta come solitamente sono le costruzioni di queste contrade. Proprio galleggiante. Anche perché il livello dell’acqua cambia anche di molto a seconda della stagione.
Sono abitazioni familiari di 2/3 stanza, sono piccoli negozi, sono officine per la riparazione delle barche, sono case del popolo costruite ovunque (quindi anche qui) dai vari partiti e soprattutto dal Partito Popolare Cambogiano (che è quello al potere). Vita galleggiante. Normale e spettacolare vita galleggiante.
E qui scopriamo anche come funziona il nostro battello. Ad uno ad uno i locali scendono, fino a quando non scompaiono tutti e rimaniamo solo noi turisti: cosa che avviene quando arriviamo al Tonle Sap. Ma il modo in cui scendono è ogni volta spettacolare. Per alcuni il battello attracca di fatto a casa loro e rimane attaccato finché lo scarico non è concluso. Per altri invece si avvicina una piroga a remi guidata da un qualche familiare (una volta un marito, un’altra una moglie, un’altra ancora due figli o qualcun altro). Ogni volta un lungo trasbordo nel quale oltre al passeggero scendono un gran numero di sacchi, scatole, contenitori e pezzi singoli. Ogni volta il personale del battello che si arrampica sopra la tettoia in plexiglas e ci cammina sopra la testa dando la sensazione che ci cadrà in braccio da un momento all’altro.
La situazione è talmente spettacolare, insolita, unica viene da dire, che dimentichiamo di essere su quel battello da 6/7 ore.
Poi improvvisamente le case galleggianti finiscono, le rive si distanziano e entriamo nel grande lago. Il Tonle Sap.
La navigazione del lago si conclude incontrando di nuovo una città galleggiante. Si tratta di quella alla foce del Siem Reap. Sarebbe quella famosa. Quella per la quale partono miriadi di escursioni giornaliere da Siem Reap che si trova a circa 30 km.
Imbocchiamo il fiume e mentre in traffico di barche aumenta a dismisura, l’acqua diminuisce sistematicamente.
Poi improvvisamente tutto finisce. Arriviamo in quello che dovrebbe essere il nuovo porto fluviale di Siem Reap. Ma si tratta di un luogo assurdo. Avete presente lo spazio porto di Tatooine? (da me avrete sempre citazioni di alto livello culturale) ecco qualcosa di simile. Una infinita fila di barche. Lavori in corso ovunque. Sabbia che vola nell’aria spostata dai camion e dal movimento delle persone. Gente di ogni tipo e conciata in ogni modo ma soprattutto giappi e ciaini come piovesse. Subiamo il solito assalto di elloser, che offrono la loro disponibilità per portarci in tuk tuk in città. Offrono...il verbo è sbagliato. La barca sta ancora attraccando che ne sono già saliti a bordo una dozzina che ti urlano nelle orecchie e ti tirano per la maglia per dirti che se vuoi il miglior e più economico driver di tuk tuk è lui che devi scegliere.
Ma noi ritroviamo il nostro bell’addormentato (mr. WhyNot ci ha mandato il pick-up gratuito a riprendere i suoi due clienti preferiti). Al solito arriviamo in città quando gli altri avranno già fatto in tempo a fare doccia, cena, passeggiata e digestione, ma siamo contento così.
Nessun commento:
Posta un commento