Magari una puntata tanto ravvicinata non ve l'aspettavate. Ma c'è del tempo e il piacere di condividere le cose che si vedono e che si apprendono.
Anzitutto una confessione ai nostri tre lettori (piaciuta la citazione?) che riguarda il programma odierno: niente sito Maya - si va domani mattina - ma giornata dedicata alla natura. Siamo infatti andati a vedere le cascate di Misol Ha e Agua Azul. Partiti con il nostro solito combi (un pulmino da 11 fino a 15 posti che è il mezzo di trasporto che abbiamo sistematicamente usato in questi primi giorni) guidato da un autista baffuto e lanciato al massimo della velocità sostenibile sugli stretti tornanti di queste parti, abbiamo raggiunto Misol Ha. Bellissima. Passeggiata rapida. Poi tutti umidi per l'acquerugiola della cscata assorbita avvicinandoci, siamo risaliti sulla pulmetta ed avviati alla volta di Agua Azul. Ecco; finora l'ho tirata lunga perché volevo creare la giusta tensione prima di presentare questo posto. L'operazione magari non è riuscita, ma era per arrivare a dire, che se mai dovesse veramente esistere il paradiso - cosa che definirei quantomeno improbabile - beh, allora deve davvero somigliare a questo posto. Una cascata ampia ed azzurra (da cui i più avvertiti della lingua castigliana avranno capito che deriva il nome) che compie diversi salti, non alti, ma su un fronte largo e "spumoso", crea delle vasche naturali che incorniciate nella giungla proseguono per un percorso di circa un chilometro, ininterrotte. fa-vo-lo-sis-si-mo. a quel punto come si faceva a non farsi il bagno? acqua fredda ma accettabile, soprattutto considerato il sole cocente che picchiava dall'alto. Insomma questi i motivi per cui è stato rinviato di un giorno la visita al sito maya di palenque: ci sembravano buoni motivi.
Oggi direi due argomenti in indice. Il primo riguarda lo strano fenomeno delle città parallele. Mi spiego. Noi abitiamo in questo momento nel centro di Palenque. Banale, no? Hotel nel centro della cittadina, servizi, negozi, agenzie, etc. Invece quando siamo andati a fare il giro con la pulmetta questa mattina per raccogliere gli altri escursionisti ecco che scopriamo che esiste un mondo parallelo che si chiama hoteleria. Si tratta di una cittadina parallela che comincia dal best western della rotatoria con cui si accede alla città e che prosegue dietro di esso. Si tratta di una città un po' finta costituita da alberghi e resort e residence e hotel e lodge e cose simili che è costruita solamente per i turisti e che nella sua fighezza del tutto artificiale ripropone un modello che sembra uguale a quello di altri mille posti sparsi in giro per il mondo. Standard di servizio occidentali e prezzi altrettanto occidentali. Insomma un luogo dove puoi far finta di essere in un villaggio della costa azzurra, ma con il caldo ed il clima di questi luoghi. Saremo semplici, ma capire perché l'uomo funzioni in questo modo non è cosa troppo semplice.
E visto che siamo andati in un argomento anche velatamente politico, sembra giusto che in questa serata in cui ci prepariamo a lasciare il Chapas, celebriamo un attimo quello che abbiamo colto di questi luoghi e di questo popolo. Anche si tratta di poche cose, visto lo scarso tempo a disposizione. Abbiamo colto le moltissime scuole e presidi sanitari ed ospedalieri sparsi in ogni più piccolo villaggio che abbiamo incontrato. E già in tempi di Gelmini e di accorpamento dei presìdi dalle nostre parti, non ci sembrava poco. Abbiamo colto i molti centri culturali e il molto accogliente locale al centro di San Cristobal dove mentre si consumava una cena, si poteva leggere il giornale ufficiale zapatista e comprare prodotti dell'artigianato locale. Ma non dovete pensare ad uno di quei luoghi sfigati e tristi perché se non sei noioso non sei abbastanza rivoluzionario; il posto era davvero carino, tanto da attirare anche i tipi un po' più fighetti. Abbiamo colto le scritte per strada, dove in alcuni casi si dichiara che quel territorio è liberato e sotto il controllo del movimento zapatista. Abbiamo colto l'attenzione alla preservazione del bilinguismo che in questo caso significa la preservazione della lingua cho'l parlata dalla popolazione locale e che consiste in una modernizzazione della lingua tseltal. Se la vedete scritta magari potete immaginarla tipo la lingua basca: non perché gli somigli davvero, ma solo perché non è avvicinabile a niente di comprensibile proprio come quella. Abbiamo colto, magari, anche lo spiegamento di forse militari governative nelle loro divise blu scuro, armate fino ai denti e presenti sempre in gran forze. Abbiamo colto anche un po' della fierezza di questa gente, che sente di avere una sua identità e di volerla legittimamente tenere alta e valorizzata. Come lo si coglie? Da come parlano di sé stessi, della loro lingua, dei loro luoghi o dal modo in cui rendono visibile questa particolare situazione.
Essere fieri della propria identità nazionale è un tema interessante in questo momento, credo, dalle nostre parti.
Magari per oggi può anche bastare.
Grazie della cronaca e delle riflessioni. Saluti anche a Simone e al Professore
RispondiEliminaUn saluto da casa, grazie per il racconto.
RispondiEliminabene racconta racconta Ste
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