Mettetevi comodi, è saltata una giornata e occorre recuperare. Anzi: questa la organizziamo a paragrafi, così è possibile leggerla un po' alla volta.
Giornata agli scavi
La mattinata di ieri comincia molto presto. Alle 8 in punto parte la pulmetta per la Ruta Puuc e bisogna salire a bordo alla stazione di seconda classe che si trova una ventina di minuti a piedi dalla nostra dimora locale. Il tentativo è quello di realizzare una sorta di record. 5 siti maya in un solo giorno. Conclusione con i fuochi d'artificio a Uxmal, uno dei siti più famosi della civiltà Maya, considerato secondo solo a Chichen Itza.
L'avventura dimostra però subito alcuni intoppi che in qualche modo mettono a repentaglio i miti che avevamo costruito sui messicani in questi giorni. Anzitutto una partenza immotivatamente ritardata di una ventina di minuti. La cosa ci sorprende perché l'efficienza e la puntualità dei trasporti messicani finora era stata assoluta. A seguire, l'autista perde la strada due volte, concedendoci di ripercorrere più volte lo stesso tratto, regalare 30 buoni km di benzina, e una 30ina di minuti di ritardo sulla tabella di marcia. La sensazione è che al bivio l'autista avesso proprio chiuso gli occhi e non si fosse accorto di averlo saltato. Grazie anche al suo mutismo cominciano a girare nella pulmetta le più stravaganti leggende sulle occupazioni notturne del giovane, brillantinato e panzuto conducente: buttafuori in qualche night; gigolo per dame americane rapaci e insaziabili; spacciatore di ecstasy all'angolo del mercato centrale; portiere di notte in qualche albergo... (siete autorizzati a contribuire, tanto le nostre ipotesi avevano la stessa scientificità di quelle che potreste fare voi da lì). Nel frattempo c'era stato l'intermezzo di uno stop della polizia messicana che semplicemente chiedeva il pagamento di un pizzo. Benvenuti nel mondo della corruzione che ci dicono in questo paese trovi discreto spazio.
Alla fine giungiamo e comincia la prima sorpresa. L'accesso promesso dal servizio di informazioni a 5 pesos si rivela a 37. E così per ciascun sito. Al tutto si somma anche il sospetto che sia una piccola truffa. Troppo discordanti le informazioni. E anche troppo identici i biglietti, da cui la sensazione che ci stiano facendo pagare ogni volta un biglietto che andava comprato una sola volta. In ogni caso mettiamo in scena una forma di protesta durissima che sconvolge l'equilibrio del sistema di gestione archeologica dello Yucatan e della quale stentiamo a pensare che non vi sia giunta voce in Italia. Il solito controllo omertoso dei mezzi di comunicazione. In sostanza noi italiani non entriamo e restiamo fuori a chiacchierare, mentre gli inglesi entrano massicciamente (non è una barzelletta, nella pulmetta eravamo 6 italiani e 4 inglesi).
In ogni caso l'ultimo sito è la citata Uxmal. Due parole soltanto per dire che è stre-pi-to-so. Davvero bello. Il complesso archelogico, rispetto a Palenque perde quella magia data dalla presenza della giungla, ma dimostra una vastità e una complessità davvero interessanti, con molti edifici di assoluta bellezza. Da vedere.
Al Mercato
Nel tardo pomeriggio ci rechiamo al mercato. Adesso io proverò a descrivervi questa cosa, ma si tratta di un insieme di sensazioni, di odori, di suoni che non possono essere veramente raccontati. Solamenta chi abbia provato almeno una volta l'esperienza di entrare in un mercato di una città del Sud del mondo, riesce ad avere quella percezione. Ma comunque proviamo ad entrarci.
Anzitutto provate a ricordare il vecchio mercato coperto di quando eravate piccoli. Pensate a quella situazione, a quei suoni e a quegli odori. A come tutto venisse amplificato dallo spazio chiuso e dalla molta gente. E anche da una sorta di maggiore... contaminazione, vicinanza, umanità verrebbe da dire. Ecco adesso prendete quell'ambiente e amplificatene lo spazio almeno per 10. Fatto? Questo era il primo passaggio. Ora prendete quegli spazi nei quali si trovavano i venditori e stringeteli, facendoli diventare circa 2 metri di larghezza per due di profondità: avete presente? Chiudeteli tutti, ciascuno di essi, dentro un box come se fosse un mininegozio. Poi appiccicateli tutti. Uno attaccato all'altro. Poi metteteli tutti in fila e distanziate le file di non più di 2 metri l'una dall'altra. Il risultato saranno delle corsie di circa un centinaio di metri alle quali si affacciano circa una cinquantina di box per lato; ma il fatto è che di queste corsie ce ne sono così tante che uno decide di non contarle. E che in mezzo a queste corsie c'è pieno di gente. E che dentro questi box si vende qualunque cose vi venga in mente. E che questa gente stia parlando, contrattando, arrabbiandosi, ridendo, accennando, chiedendo. E che molti di questi box abbiano la musica a volume mai basso. Poi provate ad immaginare la zona delle carni. 10 file di banconi ricoperti da piastrelle bianche (ciascun bancone una trentina di metri circa), dove ogni due metri si alterna un nuovo negoziante e dove fanno sfoggio di sé tutte le tipologie di carne che si mangiano da queste parti. E immaginate la zona della frutta dove il colore del mango e quello della papaya e quello del melone e quello delle arance e tutti gli altri permettono di creare un effetto arcobaleno quasi psichedelico. Ecco. Questa descrizione credo che renda una percentuale infinitesima delle sensazioni di un mercato di questa città. Sensazione che da sole (non credo di esagerare) valgono il biglietto per un viaggio in un paese del sud fatto veramente con la voglia di conoscere e non con quella di chiudersi in qualche occidentale resort a prendere la tintarella.
Ma l'altra cosa che colpisce è il contrasto. Il mercato si trova a 3 o 4 quadre (isolati) dalla piazza centrale. In quel brevissimo spazio si passa da una assoluta immersione nel sud ad una situazione molto occidentale con burger king, ristoranti per turisti, situazioni molto pulite e organizzate e insomma una dimensione molto nord. 3 isolati, due mondi. Impressionante.
Il Maggiolone
Oggi è stato il giorno nel quale si è deciso che avevamo concluso le nostre esperienze con i trasporti locali e che saremmo passati all'automobile. Esigenze di praticità e tempi stretti ce lo imponevano. Ci siamo quindi recati presso l'agenzia in calle 60 che avevamo individuato nei giorni scorsi (ah... breve nota... qui le vie vanno a numeri, tipo New York, è un reticolato perpendicolare, le vie pari in direzione nord/sud e le dispari in direzione est/ovest... ad esempio noi viviamo sulla 68 incrocio 53). L'agenzia era aperta ma il tipo era forse a fare una ampio desayuno (colazione) domenicale. È che ci intestardivamo con lui a causa del prezzo imbattibile che ci offriva. Ma alla fine, stanchi di attendere ci siamo rivolti a quello immediatamente vicino la cui insegna recitava "i migliori prezzi del mondo". Effettivamente il tipo di ha offerto un prezzo ancora più basso che corrisponde ad un ribasso di almeno il 30% rispetto al prezzo più economico dei suoi concorrenti. Alla nostra richiesta di un'auto la risposta è stata "ho un maggiolone, solo quello". A quel punto, con il professore emozionato dall'economicità dell'offerta e simone emozionato quasi eroticamente dall'idea di guidare un maggiolone, non si poteva che accettare. Alle nostre normali domande del tipo: "ma quando la andiamo a consegnare all'aeroporto di Cancun, quale è lo spazio o l'ufficio al quale la dobbiamo riconsegnare?" il tipo rispondeva tutto meravigliato che un qualche suo compare si sarebbe fatto trovare al terminal alle 6 del mattino, quando noi saremmo giunti, "ma di quali uffici andate cianciando?". Oppure la nostra autodenuncia, "ma non abbiamo patente internazionale", che lo sbalordiva per la sua ingenuità e non comprensione di come funzionino le cose da queste parti. Insomma, piccoli esempi di scarsa comprensione culturale. In ogni caso, due parole sul maggiolone in questione (magari più avanti alleghiamo foto): la ruota posteriore dx è differente dalle altre; il sedile di guida è semovente; la retro capricciosa; la molla dell'acceleratore tende a incantarsi, ma magari con un colpo di punta quando si lascia il pedale, non ci si fa caso; il parafango sopra la ruota in questione è stato ricostruito ed è di un colore differente; il consumo esorbitante... il serbatoio è passato da ¾ a riserva in una gita di circa 70 km. O ha il serbatorio di un Ciao, oppure consuma come una Ferrari. Probabilmente entrambe le cose. Ah.. ultimi dettagli nostralgici: ma voi ve la ricordavate una macchina con i diflettori? Io non mi ricordavo nemmeno come si chiamassero. E con il portabagagli davanti? Per me era dal tempo della 500 di papà.
Dal Cenotes all'Oceano
Comunque l'automezzo ci ha portato a vedere il sito maya dall'impromunciabile nome di Dzibilchaltùn (che noi alternavamo tra zibilcialtrùn e zimilbumbum). Il sito non vale la visita. Si segnala per ampiezza, ma non c'è niente di particolare, se non un tempietto sistemato in direzione est/ovest perfetta in modo che l'alba degli equinozi veda il sole perfettamente allineato con le sue due aperture). Dentro il sito c'è però un cenote. Il nostro primo contatto con questa bella creatura. Trattasi in sostanza di un buco nella terra di ampiezza variabile e profondità altrettanto variabile, però pieno di acqua proveniente da una falda sotterranea. Questo di zimilbumbum avrà un diametro di una ventina di metri e una profondità di quaranta circa. I maya ne facevano due usi differenti: uno verso l'alto, in quanto ne traevano l'acqua; uno verso il basso, in quanto ci buttavano sacrifici votivi, fatti di vari materiali tra cui anche persone. Paese che vai usanza che trovi. Noi abbiamo preferito usarlo per un banale bagno. Piacevolissimo e divertente. Acqua della giusta temperatura e che lasciava quella sensazione di relax e pulizia che solo l'acqua dolce e fresca riesce a dare. Da qui è scattata allora l'operazione raddoppio. Abbiamo temerariamente diretto il maggiolone verso Progreso, città che si affaccia sull'oceano con chiare velleità di balneazione. Unicamente appena arrivati ci siamo lasciati deviare, considerando anche l'ora particolamente indicata, dal un ristorantino sul lungomare che sembrava promettere davvero bene. Zuppa de pescado, cebiche di polpo (cebiche o ceviche è il nome di un piatto molto apprezzato in tutta l'america latina, che consiste in pesce o molluschi o simili, crudi, fatti marinare nel lime e conditi in vario modo, ma qui in messico, con pezzettini di cipolla, peperone e accenni di pomodoro... devo anche spiegare quanto possa essere buono?), pescado alla plancha, e per finire un pescione fritto: ecco i durissimi ostacoli che abbiamo dovuto superare prima di poter affrontare la spiaggia. Ma a quel punto eravamo troppo sfiniti da quella dura lotta e un vento fortissimo accompagnato da un sole che andava e veniva, hanno fiaccato le nostre ultime e flebili risorse a fatto propendere per una pennichella sulla spiaggia.
La festa in piazza
Pensavo di finire qui. Invece anche questa va raccontata. Perché è veramente un'idea di socialità e di divertimento diversa. La domenica sera nella piazza centrale di Mèrida si fa festa. Punto. Semplice no? Però questo significa che nella piazza (che dovete immaginarla come una quadrato davvero molto ampio, con un centro fatto di una sorta di giardino e quattro grandi strade intorno, tutte pedonalizzate nel corso dell'intera domenica) ci sono nell'ordine: un gruppo musicale su un enorme palco che spara a tutto volume musica latina con centinaia di persone a ballare; un gruppo di percussionisti su un un altro angolo che fanno una loro perfomance; il solito clown con i suoi numeri nella zona centrale; alcuni ragazzi che si divertono tra loro dando dimostrazione di una sorta di break dance; poi decine (non esagero) di minibotteghini (saranno un metro di larghezza) sparsi per tutta la zona centrale; poi una trentina di chioschi che vendono le più svariate cibarie da asporto. Farcite il tutto con diverse migliaia di persone e avrete un'idea della situazione. E sembrano stare bene. Quasi incomprensibile vero? Un dettaglio è importante saperlo: loro hanno un concetto diverso della domenica. Il sabato lavorano fino a tardi, non hanno questa nostra idea occidentale di fine settimana. Però per loro la domenica è talmente importante e sacra e tutta da vivere in festa, ch il lunedì mattina non si lavora, non si va nemmeno a scuola. Ci si riposa dai bagordi. Pronti a ripartire per una settimana da tirare di nuovo fino al sabato tardo (qui i negozi sono sempre serenamente aperti fino alle 9/10 di sera, sabato incluido).
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