Eccoci qui dunque. Ci eravamo lasciati qualche tempo fa in estremo oriente ed eccoci adesso invece in terra messicana. I primi appunti di viaggio vengono scritti dalla città di Palenque, dove domani mattina ci apprestiamo al nostro primo sito Maya. Abbiamo appena trovato rifugio all’Hotel Kashlan (dall’improbabile nome arabeggiante) dove abbiamo deciso di esagerare e ci siamo concessi una stanza a ben 6,30 euro a testa. Sì, perché ieri notte, a San Cristobal, abbiamo dormito per 4,5 euro in una carinissima posada molto caratteristica e colorata. Ecco direi che questo può essere uno degli argomenti di questo primo dispaccio: il costo della vita da queste parti. Sottotitolo: perché non lavorare sei mesi in Italia e poi trasferirsi in un luogo di questo tipo per gli altri sei mesi, senza fare una beata mazza.
Diciamo che si può consumare un pasto medio spendendo 6/7 euro, ma se il tarlo del risparmio vi corrode, beh allora potete riuscire a cibarvi dignitosamente con circa 3 euro. Sul dormire vi ho detto. Poi ci sono le infradito comprate oggi a 1,20 euro... molti altri gli esempi con i quali potrei annoiarvi, ma magari anche no. Il cameriere che ci ha servito a pranzo si è incuriosito per la nostra guida turistica (The Rough Guide); stentava un po’ a capacitarsi di come un simile oggetto potesse essere acquistato a 18 euro, l’equivalente di una sua settimana di lavoro. Il fatto è che strabuzzava gli occhi e chiedeva, con quel fare gentile, divertito e curioso che sembrano avere proprio tutti da queste parti. Accoglienti, curiosi, chiacchieroni, piacevoli: l’unico scorbutico lo abbiamo incontrato al controllo passaporti a Fiumicino; l’unica dichiaratamente infelice invece al check in Delta Airlines, una impiegata infelice di essere tornata in Italia e furiosamente alla ricerca di una occasione per tornarnese via. Difficile non avere l’impressione che qualcosa funzioni a casa nostra.
Qualche parola sui luoghi di oggi. San Cristobal: muy linda. Quella cittadina messicana che ti aspetti ma che temi esista solo nei film. Vie colorate, case basse, atmosfera vivace, musica e mercatini. Alquanto turistica, bisogna ammetterlo, ma non ancora di quel turismo dell grandi masse, quindi abbastanza preservata e valorizzata al tempo stesso. Si tratta della capitale culturale del Chapas e la rivoluzione zapatista si sente, si sente molto. Se ne respira l’aria, se ne leggono le scritte, se ne scorgono i documenti, se ne coglie il folclore. Credo un posto veramente da consigliare: pensateci.
Direi che per oggi può bastare.
Alla prossima puntata.
Ah, dimenticavo... qui si gira in maniche corte e partendo dall'Italia a 4 gradi, non è una pessima sensazione.
in attesa di foto...
RispondiEliminaGrazie dell'informativa. Voglio una foto dal vero dell'astronauta di Pelenque... E' da quando ero piccolo che mi piacerebbe vederla
RispondiEliminaStefano Ricci
http://bit.ly/fFcAf6
...tra 5 minuti 'devo' (ne farei volentieri a meno) partecipare ad un SAL... una riunione di quelle veramente 'pesanti'. Credo che di nascosto mi rileggerò entrambe le puntate...magari riuscirò a mostrare una faccia veramente interessata e magari godrò anche dell'effetto relativistico secondo il quale il tempo trascorrerà più velocemente.
RispondiEliminaUn abbraccio a te, Simo ed Enrico. a presto walter
Bella Ste', come dicono da queste parti... non vedo l'ora di leggere i prossimi post (e intanto mi leggo H. Hole... ) ;-)
RispondiElimina